Struttura e profili del settore non profit.

Nel 2016, le istituzioni non profit (*) attive in Umbria sono 6.745, nelle Regioni del Centro Italia sono 76.331 mentre in Italia sono 343.432 e rappresentano l’8,8% del dato nazionale. Complessivamente impiegano, alla data del 31 dicembre 2016, sempre in Umbria, 11.632 dipendenti con una media di 1,72 dipendenti per istituzione, a fronte di 812.706 dipendenti (media di 2,36 dipendenti per istituzione) in Italia e 182.955 nelle regioni centrali (in media 2,4 dipendenti per istituzione).

Grafico. Istituzioni non profit e dipendenti per regione. 2016

Cartogramma. Istituzioni non profit. Media dipendenti per istituzione per regione. 2016

Rispetto al 2015, le istituzioni crescono in Italia del 2,1% e i dipendenti del 3,1%, mentre in Umbria si registra una sostanziale stabilità (-36 unità istituzionali, ma +307 dipendenti) e nelle regioni centrali un lieve incremento del’0,8% per le unità istituzionali e un significativo +3,2% per i dipendenti.
Considerando il numero di istituzioni, gli incrementi percentuali maggiori si osservano in Basilicata (+8,8%), Molise (+8,7%) e Calabria (+5,6%); aumenti più contenuti si rilevano in Abruzzo (+0,2%), Provincia autonoma di Bolzano (+0,5%) ed Emilia-Romagna (+0,7%) mentre le variazioni sono di segno negativo in Umbria (-0,5%) appunto e nelle Marche (-0,4%). Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, le regioni maggiormente interessate dalla crescita degli occupati sono Basilicata (+9,5%), Campania (+7,9%) ed Emilia-Romagna (+5,0%).

Grafico. Istituzioni non profit e dipendenti per regione. Variazione % 2015-2016

L’incidenza delle istituzioni non profit rispetto al complesso delle imprese dell’industria e dei servizi è in Italia del 7,8% del 2016 e in Umbria del 10,1%.
Il numero di istituzioni non profit e dei dipendenti ogni 10mila abitanti è un indicatore che misura più chiaramente la presenza territoriale: in Italia ci sono 56,7 istituzioni non profit per 10mila abitanti e 134,1 dipendenti per 10mila abitanti nelle stesse istituzioni; nelle regioni dell’Italia centrale i rispettivi dati sono di 63,3 istituzioni e 151,6 dipendenti, mentre in Umbria si registra una quota di 75,9 istituzioni, attestandosi al quarto posto in Italia, e 130,9 dipendenti.

Cartogramma. Istituzioni non profit per 10mila abitanti per regione. 2016

Cartogramma. Dipendenti per 10mila abitanti nelle istituzioni non profit per regione. 2016

La ripartizione del numero delle istituzioni non profit per forma giuridica nel 2016 in Umbria presenta una netta prevalenza delle Associazioni (82%), seguite da Altre forme giuridiche (12%), Cooperative sociali (4%) e infine Fondazioni (2%); la ripartizione risulta similare nelle regioni centrali e in Italia.

Grafico. Ripartizione istituzioni non profit per forma giuridica in Umbria. 2016

Per quanto riguarda la ripartizione dei dipendenti nelle istituzioni non profit per forma giuridica nel 2016 in Umbria la prevalenza è nelle Cooperative Sociali (72%), dato nettamente superiore a quello delle regioni centrali (46%) e a quello italiano (53%).

Grafico. Ripartizione dipendenti delle istituzioni non profit per forma giuridica in Umbria. 2016

Il 66% delle istituzioni non profit in Umbria nel 2016 appartengono al settore “Cultura, sport e ricreazione”, un dato in linea con quello nazionale (64%) e delle regioni centrali (65%). È nel settore “Religione” che l’Umbria marca una quota di istituzioni non profit (9%) maggiore rispetto a quella rilevata a livello nazionale e delle regioni centrali (entrambe 5%). Nel settore dell’” Assistenza sociale e protezione civile” è coinvolta la maggiore quota di dipendenti nelle associazioni non profit in Umbria (49%) con 5.729 unità, seguita dal settore “Sviluppo economico e coesione sociale” con 2.769 dipendenti (24%).

Grafico. Ripartizione istituzioni non profit per settore di attività in Umbria. 2016

Grafico. Ripartizione dipendenti delle istituzioni non profit per settore di attività in Umbria. 2016

NOTE:
(*) Il registro dalle istituzioni non profit è costituito dalle unità giuridico-economiche di natura privata, dotate o meno di personalità giuridica, che producono beni e servizi destinabili o non destinabili alla vendita, e che operano sotto il vincolo della non distribuzione, anche indiretta, di profitti o di altri guadagni ai soggetti che la hanno istituita, che la controllano o finanziano.
Il registro è aggiornato annualmente, attraverso un processo di integrazione di fonti di diversa natura, e fornisce informazioni identificative (denominazione e localizzazione) e di struttura (attività economica, occupazione, forma giuridica, data di inizio e fine attività) sulle istituzioni non profit. Oltre a rispondere alle disposizioni del Regolamento CE n. 177/2008, il registro rappresenta l’universo di riferimento del censimento permanente sulle istituzioni non profit.
La costruzione del registro è realizzata attraverso un processo di integrazione e di trattamento statistico di informazioni desunte sia da fonti amministrative sia da fonti statistiche.
Le principali fonti amministrative utilizzate sono:
• gli archivi gestiti dall’Agenzia delle Entrate, quali l’Anagrafe tributaria, il modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali da parte degli enti associativi (Modello Eas), l’anagrafe delle Onlus, le dichiarazioni annuali sulle imposte regionali (IRAP) e sui redditi (UNICO ENC) degli enti non commerciali, l’elenco dei beneficiari della quota pari al cinque per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche;
• il registro delle associazioni e delle società sportive dilettantistiche istituito dal CONI;
• i registri delle organizzazioni di volontariato, delle associazioni di promozione sociale, delle cooperative sociale e delle persone giuridiche tenuti dalle Regioni;
• l’anagrafe delle scuole non statali del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca;
• l’elenco delle strutture di ricovero e cura pubbliche e private accreditate presso il Ministero della Salute;
• l’elenco delle organizzazioni della società civile e altri soggetti senza finalità di lucro registrati presso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo;
• l’albo dei fondi pensioni regolamentato dalla Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione.
• i registri delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura.
Le fonti statistiche comprendono il Registro Statistico delle Imprese Attive (Asia) e l’indagine sui presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari. Tutte le fonti sono utilizzate per l’identificazione delle unità statistiche e la stima di particolari caratteri o il controllo di specifiche sottopopolazioni.
Il processo di produzione del registro si articola in più fasi, a partire dalle forniture annuali di dati amministrativi e statistici. Le informazioni presenti nelle fonti sono integrate fra loro, dopo essere state sottoposte ad un processo di normalizzazione e standardizzazione che trasforma le unità e i caratteri amministrativi in unità e variabili statistiche. Successivamente si individuano le unità statistiche eleggibili considerando in primo luogo la forma giuridica stimata e la fonte di appartenenza, che spesso determina il possesso di specifiche caratteristiche da parte dell’unità statistica (ad esempio il registro Coni consente individuare le società sportive dilettantistiche tra le società di capitali). A partire dalle informazioni dell’anno precedente si stimano le variabili “caratteri identificativi” (denominazione e localizzazione) e “attività economica”, secondo la classificazione internazionale delle attività svolte dalle istituzioni non profit (ICNPO)7, aggiornando i dati attraverso le fonti di input. Infine, per tutte le unità eleggibili si stima lo “stato di attività”, in modo da individuare le istituzioni non profit attive nel corso dell’anno di riferimento, con una tecnica mista: deterministica, in presenza di particolari caratteri (come ad esempio l’impiego di dipendenti o la produzione di redditi), probabilistica, sulla base di parametri stimati a partire dai risultati del Censimento delle Istituzioni Non Profit del 2011.
L’occupazione nelle istituzioni non profit è ottenuta dal Registro Asia-Occupazione che contiene i dettagli sull’occupazione delle unità economiche e costituisce il core del nuovo sistema informativo sull’occupazione, una struttura di tipo LEED (Linked Employer Employee Database). La disponibilità di nuove fonti amministrative con informazioni sul legame tra lavoratore e impresa, e lo sviluppo di un framework concettuale di definizioni e regole per il trattamento di tali dati a fini statistici, ha consentito lo sviluppo di un sistema di microdati integrati dove è possibile identificare l’unità economica e l’unità lavoratore, e dove ciascun individuo viene classificato in base alla tipologia occupazionale all’interno dell’impresa con cui, nell’anno di riferimento, ha un rapporto di lavoro.

GLOSSARIO:
Associazione non riconosciuta: organismo costituito da un gruppo di persone organizzatosi spontaneamente e stabilmente per perseguire uno scopo di comune interesse a carattere non economico. Si tratta di enti, senza il riconoscimento statale e quindi privi della personalità giuridica come previsto dal D.P.R. 361/2000. Lo scopo perseguito è non lucrativo. Gli elementi su cui devono accordarsi le parti sono semplicemente lo scopo, le condizioni per l’ammissione degli associati e le regole sull’ordinamento interno e l’amministrazione [Artt. 36, 37 e 38 c.c.].
Associazione riconosciuta: ente di diritto privato, dotato di personalità giuridica e caratterizzato da una struttura associativa a base contrattuale e con la partecipazione di una pluralità di persone. Tali enti non hanno una finalità lucrativa e sono caratterizzati dalla preminenza della volontà degli associati. Elementi costitutivi sono la pluralità di persone e lo scopo comune.
Classificazione ICNPO (International Classification of Nonprofit Organizations): classificazione internazionale delle attività svolte dalle istituzioni non profit, elaborata dalla Johns Hopkins University (US, Baltimora) nell’ambito di un progetto di ricerca sulle istituzioni non profit avviato all’inizio degli anni Novanta. La classificazione, ripresa in Handbook on Non-profit Institutions in the System of National Accounts, comprende 28 classi raggruppate in 11 settori.
Cooperativa Sociale: tipologia particolare di società cooperativa fondata con lo scopo di sostenere la promozione umana e l’integrazione sociale e lavorativa dei cittadini appartenenti alle cosiddette categorie svantaggiate e deboli (ex carcerati, disabili, ragazze-madri, eccetera). È istituita e disciplinata dalla L. 381/1991 che distingue diverse tipologie. Le cooperative sociali di tipo A perseguono l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale attraverso la gestione dei servizi socio sanitari ed educativi. Le cooperative sociali di tipo B svolgono attività agricole, industriali, commerciali o di servizi finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Le cooperative sociali di tipo misto svolgono sia attività tipiche delle cooperative di tipo A che attività tipiche di quelle di tipo B.
Dipendente: occupati legati all’unità giuridico-economica da un contratto di lavoro diretto, sulla base del quale percepiscono una retribuzione. Sono da considerarsi tali: i dirigenti, i quadri, gli impiegati, gli operai, a tempo pieno o parziale; gli apprendisti; i soci (anche di cooperative) per i quali sono versati contributi previdenziali; i lavoratori a domicilio iscritti nel libro unico del lavoro (ex libro paga); i religiosi lavoratori iscritti nel libro unico del lavoro dell’unità; i lavoratori stagionali; i lavoratori con contratto di inserimento; i lavoratori con contratto a termine; gli studenti che hanno un impegno formale per contribuire al processo produttivo in cambio di una remunerazione e/o formazione. Nel numero dei lavoratori dipendenti è compreso anche il personale temporaneamente assente per cause varie quali: ferie, permessi, maternità, Cassa Integrazione Guadagni. Non sono da considerare dipendenti: i dirigenti retribuiti principalmente per mezzo di una partecipazione agli utili d’impresa o a forfait; nel caso delle società di capitali: il presidente, l’amministratore delegato, i membri in carica dei consigli d’amministrazione o dei consigli direttivi; il personale che lavora esclusivamente su commissione nell’industria; il personale retribuito integralmente a provvigione; i coadiuvanti familiari; i volontari e i soci che, pur lavorando effettivamente nell’unità giuridico-economica, non percepiscono una prefissata retribuzione contrattuale e per i quali non sono versati contributi previdenziali in qualità di lavoratori dipendenti; il personale che, pur lavorando presso l’unità giuridico-economica, è dipendente di altre unità giuridico-economiche o è iscritto nel libro unico del lavoro di altre unità giuridico-economiche (es. le imprese di pulizia o di sorveglianza, le agenzie di somministrazione di lavoro); i soggetti remunerati con fattura; i dipendenti in congedo di lunga durata, in aspettativa non retribuita.
Fondazione: istituzione privata senza fini di lucro, dotata di un proprio patrimonio, impegnata in molteplici settori: assistenza, istruzione, ricerca scientifica, erogazioni premi e riconoscimenti, formazione, eccetera. La sua disciplina è prevista dal Codice Civile e la struttura giuridica può variare a seconda del tipo di fondazione che viene costituita ed è facoltativa la richiesta del riconoscimento ai sensi del D.P.R. 361/2000 attraverso l’iscrizione al Registro delle persone giuridiche, istituito presso gli Uffici territoriali di Governo (UTG ex prefetture). [Artt. 14 e segg. c.c.; D.P.R. 361/2000].
Forma giuridica: classificazione delle unità giuridico-economiche basata sugli elementi giuridici che le caratterizzano (definizione, struttura organizzativa e funzioni) in base al Codice Civile, alla Costituzione e dalla legislazione ordinaria rilevante in materia. Per maggiori approfondimenti consultare la classificazione delle forme giuridiche delle unità legali disponibile all’indirizzo http://www.istat.it/it/archivio/6523.
Istituzione non profit: unità giuridico-economica dotata o meno di personalità giuridica, di natura privata, che produce beni e servizi destinabili o non destinabili alla vendita e che, in base alle leggi vigenti o a proprie norme statutarie, non ha facoltà di distribuire, anche indirettamente, profitti o altri guadagni diversi dalla remunerazione del lavoro prestato ai soggetti che la hanno istituita o ai soci.

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